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Il Programma P.I.P.P.I. (acronimo di Programma di Intervento Per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione) prende vita nel dicembre 2010 ed è il risultato di una collaborazione tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Laboratorio di Ricerca e Intervento in Educazione Familiare dell’Università di Padova e i servizi sociali di protezione e tutela dei minori delle 10 città italiane (Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Torino, Venezia) che hanno aderito alla sperimentazione.
P.I.P.P.I. nasce nella cornice concettuale sperimentale della legge 285/97, per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza, e persegue la finalità di innovare le pratiche di intervento nei confronti delle famiglie ‘vulnerabili’ al fine di ridurre il rischio di allontanamento dei bambini dal nucleo familiare d’origine, dando ampia considerazione alla prospettiva dei genitori e dei bambini stessi nel costruire l’analisi e la risposta ai loro bisogni.
La popolazione interessata è costituita da famiglie definite dal progetto stesso ‘negligenti’, famiglie cioè che si trovano in una zona grigia di problematiche familiari che sta in mezzo fra la cosiddetta normalità e la patologia, che non sempre è immediatamente visibile e dunque segnalabile. Accade spesso che i problemi di queste famiglie vengano trattati  con strumenti non adeguati, quale l’allontanamento dei minori dal nucleo familiare.
P.I.P.P.I. si basa sull’ipotesi che se la questione prevalente è che questi genitori trascurano i propri figli, l’intervento di allontanamento, che per definizione espropria i genitori della competenza genitoriale affidandola al servizio sociale, non sembra essere l’intervento più appropriato, e che sia quindi necessario sperimentare una risposta sociale più adeguata.
P.I.P.P.I. si assume così il compito di sostenere in maniera rigorosa, intensiva e per tempi definiti la famiglia, attraverso operatori, professionisti e volontari, fornendo alla famiglia ‘vulnerabile’ un sostegno concreto, sia fattivo che emotivo, nella vita di tutti i giorni, aiutando i genitori a prendersi adeguatamente cura dei propri figli, a cambiare il proprio stile di vita e apprendere nuovi modi di essere genitori, più adeguati alla crescita dei propri figli. In questo compito l’educatore non si sostituisce ai genitori, bensì li affianca svolgendo un’azione di ‘educazione familiare’ mirata a facilitare la comprensione di ciò che sarebbe utile cambiare e l’apprendimento di stili educativi più efficaci.

La città di Bologna ha aderito al progetto P.I.P.P.I coinvolgendo nella sperimentazione 5 quartieri (San Donato, San Vitale, Santo Stefano, Saragozza, Navile) e circa 35 operatori appartenenti a differenti servizi (Comune, Ausl e Asp) e al privato sociale. Sono state individuate e hanno già aderito al progetto 10 famiglie. Tra queste vi sono famiglie nucleari e monogenitoriali, di origine italiana e straniera, con uno o più figli in età diversa ma compresa nei 15 anni.

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