Il maltrattamento, nelle sue diverse forme di violenza, rappresenta per il bambino un evento gravemente traumatico che altera e distorce la percezione del sé e la qualità delle relazioni, e compromette lo sviluppo in maniera profonda. Inoltre quasi sempre è negata alla vittima la possibilità di esprimere e rappresentare il dolore, la ferita e la vergogna provati.

Partendo da questo presupposto le onlus L’Isola che c’è e Associazione Margherita hanno progettato e finanziato il Laboratorio Esperienziale di Terapia del Gioco, rivolto ad adolescenti e preadolescenti che hanno subito traumi di varia natura e di varia gravità.

Lo scopo della terapia del gioco, intesa nel suo senso più ampio, è quello di permettere di sviluppare il potenziale di partecipazione alle relazioni, mantenendo i meccanismi di regolazione interna. Ciò consente di agire in maniera efficace in tutti gli ambiti di vita, poiché è la reazione all’evento traumatico (singolo o protratto nel tempo) ad incidere negativamente.

Da maggio 2009 a maggio 2010 hanno partecipato 9 bambini, di cui 4 maschi e 5 femmine, con età media di  circa 13 anni. Problemi prevalenti: abuso fisico intrafamiliare, incuria grave, violenza assistita, esposizione ad atti sessuali e materiale pornografico, abuso sessuale  intra ed extrafamiliare.

A settembre è partita la seconda edizione del Laboratorio Esperienziale e Isa Ruffilli, presidente di L’Isola che c’è, ha inviato un primo report redatto da una delle responsabili del laboratorio, la Dottoressa Rebecca Rubini. Lo riportiamo di seguito per condividerlo con voi (per rispettare la privacy i nomi dei bambini sono stati cambiati).

Cara Isa,

come ti ho riportato al telefono ieri sera il laboratorio è iniziato con nostra grande gioia. I ragazzini sono meravigliosi, un dono prezioso. Grazie ancora per questa opportunità, sono entusiasta, il gruppo è ben equilibrato, nonostante le assenze; capiremo entro pochi giorni se sono dovute a questioni logistiche o di inizio impegni scolastici o altro. Tutti sono sembrati felici di partecipare.

Abbiamo consegnato agli accompagnatori i documenti con le norme di frequenza, gli orari e il calendario. Sin dall’inizio c’è stata la disponibilità dei bambini ad aprirsi e stare in questo spazio per poter “cavalcare” le proprie emozioni con il gioco, sbagliando e copiando. Insomma, come nella vita, usando la metafora di una di loro che ama l’equitazione. Si sono divertiti a presentarsi l’un l’altro e sono già partiti lavori di gruppo e individuali.

Antonio è un bambino stupendo e faremo di tutto affinché non sia espulso anche da questo luogo, che è il suo, e dove sin dall’inizio sono state riconosciute le sue qualità e potenzialità. Era incredulo e stupito. Sono tutti speciali, anche se mi sono soffermata come esempio su un caso che è stato in carico al Faro (Centro specialistico provinciale multiprofessionale contro l’abuso all’infanzia – ndr) per parecchio tempo e ha dato tante preoccupazioni e sofferenze anche a chi ci ha lavorato, come Agnese e Nino.

Il gruppo, grazie alla selezione più accurata di questo anno, è fantastico, eterogeneo e credo ben impostato.

Michele, Carla, Jonas, Glenda, Grazia, Stefania, Arturo si sono presentati nelle loro caratteristiche, hanno già dato agli altri dei feed back bellissimi e hanno compreso che “il loro posto” è inviolabile e potranno esprimere ciò che sono, giacché nessuna emozione è sbagliata, soltanto fa sentire meglio esprimerla che non agirla contro di sé o sugli altri.

Pregi e difetti, esperienze personali di paura, rabbia, solitudine, sono emersi e il tema degli animali (che tutti amano), ha veicolato i sentimenti legati alla famiglia, all’essere usati, all’abbandono, al lutto. Gli stessi sentimenti che avevamo individuato grazie alle schede e con le riunioni con i Servizi sociali e i genitori.  Anche il pericolo di sotto gruppi legato a bambini che provengono da Imola è stato già trattato, lavorato e sventato.

Ti aggiornerò al più presto su tutto. Forse non è il report che chiedevi ma spero renda l’idea.

Un abbraccio.

Rebecca

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